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Ohio Kid: poche, straniere lettere e testi duri e profondi

Ohio Kid: poche, straniere lettere e un sound tutto da scoprire.
Il nome d’arte che sa di metropolitano non tradisce un’identità tutta nostrana. Lui è Giulio Bonazzi, bolognese di nascita ma cittadino del mondo: cuffie, penna e valigia, il giovane artista emiliano viaggia spesso tra Stati Uniti e Lussemburgo per scrivere i suoi pezzi.
Il suo album d’esordio, The Day We Discovered The Light, per Collettivo HMFC, forse un po’ anti-folk ma sicuramente vicino alle sonorità di Bon Iver e Bonnie Prince Billy, ha convinto il pubblico, è diventato anche “Disco del giorno” per un notevole magazine musicale italiano, ma non gli è bastato. Ama i titoli estesi e comunicativi, Ohio Kid: i suoi testi, impressi sulla scia di ricordi troppo dolorosi per tenerli con sé ma al contempo anche mattoni troppo importanti su cui abbiamo costruito noi stessi per poterli lasciare andare, sono contraddistinti da una durezza e una profondità trasposte anche nella sua ultima fatica musicale, autoprodotta e uscita proprio il 21 novembre scorso.
La seconda prova in studio di Ohio Kid è stata consacrata appunto dall’uscita dell’album Everyone was sleeping as if the Universe were a mistake, un titolo che racchiude in sé i cocci di una storia d’amore finita male.
Anche qui Ohio Kid accarezza e richiama il sound di Sufjan Stevens, Leonard Cohen, Bon Iver e i Beatles nel loro mood più malinconico. Le sei tracce, scandite dal pentagramma metallico dell’immancabile chitarra acustica, saltano dal folk al nu folk fino allo strumentale, come in “The Universe is a mistake” e “Interlude”, anche se le sonorità e i testi impegnativi contrastano con la leggerezza che il giovane artista bolognese intendeva conferire al proprio lavoro.
La forza di Ohio Kid risiede proprio nel contrasto tra ciò che vuole trasmettere e ciò che realmente trasmette. Il vigore del giovane musicista segnato da pessime esperienze si tocca con mano in ogni singola traccia, trasformata dall’autore in un vero e proprio personale diario e, pertanto, porto sicuro di ogni sfogo, razionale o istintivo che sia.
Armarsi di tormento e maltempo interiore è il modo migliore di approcciarsi alla profonda opera di Ohio Kid: consigliatissimo l’ascolto alle giovani donne sognatrici, ai riscopritori della buona musica folk e alle anime in tempesta.

Elvira Fratto

Di Redazione Urbanweek

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