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Audio Magazine: “Caramba è suonato interamente dal vivo, pieno di groove e di energia”

A 14 anni dalla fondazione della band, con oltre un milione di visualizzazioni su youtube, gli Audio Magazine pubblicano il loro primo album “Caramba”, disponibile su tutti gli store digitali, anticipato dal singolo “Ore ore” scelto dal regista Massimiliano Bruno per aprire la colonna sonora del film “Beata Ignoranza” con Alessandro Gassman e Marco Giallini.

La nostra Patrizia Patti li ha incontrati ed intervistati in esclusiva per Urbanweek: di seguito lo scambio domanda-risposta.
Partiamo dall’inizio: come nascono gli Audio Magazine?

Io, Kicco (batteria) e Frankie (voce e tastiere) frequentando la stessa scuola di musica, a Roma, abbiamo iniziato a suonare insieme; nello stesso periodo conobbi Andrea (voce e chitarra) e si presentò quasi subito l’occasione per unire i tre musicisti: ad Andrea serviva una band per una serie di concerti promozionali del suo singolo di allora, “Ma Dai”, e mi chiese di trovare dei musicisti per formarla, così, correva l’anno 2003, Andrea, Frankie, ioeEnriquez (percussioni) partimmo subito in tour! Da lì a pochissimo si unirono alla Band Vittorio (basso) e Lamine (percussioni) e così nacquero gli Audio Magazine.

Circa 15 anni di vita e tantissime piazze live: qual è l’esperienza che più vi ha segnato?

Fortunatamente abbiamo davvero fatto una marea di live in questi anni, e, moltissimi di questi, in occasioni molto importanti, quali il Tim Tour, l’Ichnusa Festival, Deejay On Stage di Riccione, la cerimonia di apertura del Liceo artistico di Tempio Pausania intitolato al grande Fabrizio de André, solo per citarne alcuni, ma senza dubbio l’emozione più grande che abbiamo provato è stata quella in cui per la prima volta, durante un live gremito, abbiamo sentito cantare a gran voce una nostra canzone, la prima che abbiamo prodotto, nel 2011, “Tornerai”. Fu fantastico, sul palco ci guardammo increduli con un gran sorriso stampato sul volto, è una botta di adrenalina alla quale non ci si abitua mai!

Dal live a Caramba: che cosa c’è della vostra energia in questo album?

Tutto! È un album che abbiamo suonato praticamente dal vivo, e questo si sente, il groove, le dinamiche e l’energia sprigionata dalle canzoni si avvicinano molto a quelle del live!

Un album registrato tra Rio e Roma: perchè questa scelta?

Quasi per caso. Intanto c’è da dire che la band, avendo all’interno due percussionisti, da sempre, almeno ritmicamente, ha influenzato la propria musica con quella brasiliana e caraibica. A Roma stavamo lavorando all’album nello studio di registrazione Meccanica Sonora. Tutto procedeva per il meglio, ma essendo una autoproduzione, come le precedenti, non solo in termini economici ma anche artistici, il lavoro era andato un po’ per le lunghe, e per staccare e autocaricarci mi venne questa idea: chiamai il mio caro amico Max De Tommassi (vero e proprio guru della musica brasiliana in Italia, artefice di grandi progetti che hanno portato a collaborazioni internazionali con il Brasile artisti come Jovanotti, Mannarino o Mario Biondi) e, dopo avergli fatto sentire qualche traccia del disco, gli dissi che sarebbe stato bello provare a concludere, almeno una parte del disco, in Brasile.
Lui accolse subito con entusiasmo questa nostra richiesta e ci propose un progetto così strutturato: registrare a Rio de Janeiro in uno degli studi più importanti del brasile, l’Orbita Studio, con uno dei produttori più in voga della MPB, Rogê. Come riufiutare! Si parte…

Com’è stato lavorare con Rogé, grandissimo esponente della musica carioca?

Fantastico! È un musicista straordinario, ha un sacco di idee, è seguito da un enturage davvero efficace e, soprattutto, i musicisti che ha scelto per collaborare con noi sono stati incredibili! Fiati e coriste ci hanno dato un nuovo sound. L’album è stata una vera e propria fusione di Pop e di Samba (come recita una canzone presente nel disco) nata dall’unione di musicisti carioca con noi!

Perchè dopo molti anni avete deciso di riproporre un tormentone come “Ma dai” di Mario Lavezzi e Maurizio Costanzo?

Perché è un brano al quale siamo molto legati, come dicevo prima è il brano grazie al quale abbiamo formato la band. Poi durante i nostri live lo abbiamo, da sempre, proposto con un arrangiamento samba-reggae, come quello che sentite nel disco, quindi quale migliore occasione!

Patrizia Patti

Di Redazione Urbanweek

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