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“Terra”: il nuovo viaggio musicale de Le luci della centrale elettrica

Parliamo di Terra, ultimo album de Le Luci Della Centrale Elettrica, e sembra che il titolo continui a seguire la scia orizzontale sulla quale scorrono le note e i testi di Vasco Brondi.
È un viaggio perpetuo quello che ci ritroviamo ad attraversare: da “Canzoni da spiaggia deturpata” a “Costellazioni”, per il suo ultimo lavoro, Brondi riscende letteralmente con i piedi per terra sul mondo che ci circonda, analizzando nel dettaglio la realtà universale che ci avvolge.
Il viaggio del quarto album de Le Luci Della Centrale Elettrica parte come sempre dalla periferia, da quella Ferrara “che sembra un congelatore” , da quella Emilia così sofferente e piena di insoddisfazione, arrivando in territorio straniero e disastrato come quello della Siria, raccontato in “Qui”, terza traccia di Terra.

Ma si ritorna sempre a casa dopo un viaggio lungo: è il caso di “Nel profondo Veneto”, dove si rifanno i conti con quello che manca e le aspirazioni di un futuro migliore, temi che sempre affollano i testi della band ferrarese.
“E con dissimulata indifferenza torni a casa dai tuoi genitori, nel profondo Veneto, dove il cielo è limpido”.
Brondi riesce come sempre a catturare sfumature e dettagli dell’essere umano e, oltre alla riflessione sull’universalità dell’uomo, rende visibile l’odierna società, la sua vulnerabilità e la sua emotività, e lo fa attraverso canzoni come Chakra: un’indagine profonda nel percorso spirituale di ognuno di noi, un’apertura verso territori dell’anima inesplorati e che ripercorrono la memoria all’indietro: “C’è il teatro di Grotwski, lo yoga, la meditazione…al mercatino dell’usato c’è ancora quel piccolo amplificatore”.

È la rete, la connessione continua, i social che Brondi attacca frontalmente, attraverso un giro di chitarra veloce e un ritmo serrato: “Iperconnessi” racconta ciò che siamo, la velocità e la brevità delle notizie da cui siamo bombardati, la superficialità con cui reagiamo ai fatti del mondo, in una falsa condivisione con tutti, in una reale solitudine, in cui il nostro riflesso è dato da uno schermo.
“Cantami o diva l’ira della rete, imprevedibile come le onde…
Cantami della fame di attenzione, della sete di ogni dea che si diffonde.
Cantami o diva dello sciame digitale, l’ironia sta diventando una piaga sociale, del rumore di fondo della società di opinione”.
Le musiche di Terra sono fatte di cori, sfumature folk, percussioni incisive che si fondono al violino magistrale di Rodrigo D’Erasmo. Terra è fatto di polvere, deserti, città distrutte e di venti che si spostano insieme alla velocità del mondo, ma anche di acqua e di ogni elemento che il nostro pianeta spesso dimenticata di preservare.
“Ho sentito la tua voce in una conchiglia,
l’acqua s’impara dalla sete,
la terra dagli oceani attraversati,
la pace dai racconti di battaglia”.

Erica Donzella

Di Redazione Urbanweek

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