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PASCAREDDA: la festa “multicolor” della primavera e delle arti contemporanee. LE FOTO

La provincia di Brindisi, in Puglia, conosce da anni una realtà che si contraddistingue per originalità e capacità di far coesistere con carattere le arti performative, i concerti e la scena elettronica contemporanea. Torre Regina Giovanna, situata nella riserva naturale di Torre Guaceto, è oramai polo consolidato delle primavere e delle estati del Sud Italia, grazie a un meticoloso lavoro sugli artisti locali e un continuo scouting su quelli nazionali ed europei: indimenticabili il concerto di Mannarino nell’agosto del 2010, fortemente voluto dagli organizzatori dopo l’ascolto di Bar della Rabbia, o la “Festa delle Farfalle” evento che da dieci anni inaugura e chiude l’estate attirando fino a 3000 persone per evento, e su cui il regista Alessandro Piva ha recentemente realizzato un documentario.

Questa capacità di sentire l’arrivo delle stagioni e celebrarlo ritualmente è uno dei marchi di fabbrica di questa tenuta, che con la sua torre di avvistamento, una vineria, una stazione di benzina fittizia, una barberia, dove spesso i partecipanti vengono truccati, e un “Sali e Tabacchi” (il tutto rigorosamente arredato con mobili e decor vintage degli anni ’50 e ’60) si configura come un vero e proprio villaggio dove non ci sono clienti, ma una comunità in festa.

Allora, il Pascaredda 2017, festa della Primavera e delle Bandiere ci accoglie con multicolori drappi sventolanti, ed un clima da fiera subito percettibile: all’entrata staziona un autobus d’epoca in partenza per un fittizio viaggio a uno Stonehenge di bandiere, con relativa fermata nostalgica AMARCORD dotata di musica classica in filodiffusione; una giostra altalena ci fa salire l’acquolina in bocca da bambini – “andiamo subito a farci un giro”, la frase che rimbalza di più su questo pezzo di terreno.

Artisti creano installazioni su un lungo muro, THE WALL mentre le vibrazioni dei bassi dello chapiteau elettronico cominciano a scuoterci i piedi ed il petto ed entriamo nel vivo del villaggio dove i sensi sono investiti in un vortice di “immaginisuonivibrazioniprofumi”: alberi, piante e recinzioni tappezzati di girandole arcobaleno, mosse veloci dal vento; enormi bolle di sapone nell’aria sfiorate dalle clave dei giocolieri; vestiti dei mercatini sparsi, installazioni di ferro e carta colorata, la furia gioiosa delle code dei numerosi bar fra le foglie e la pietra. I campi di spinaci e ortaggi a perdita d’occhio, lungo i quali sfilano cavalli e fantini; il fumo delle grigliate, l’odore di diavolina delle braci (è pur sempre il lunedì di Pasqua) si mescola al polline degli alberi in fiore e al cibo vicino alle tende e ai camper dei gruppi di persone che festeggiano e bevono, per poi alzarsi di scatto verso uno dei palchi.


E l’onda d’urto, quella della musica degli stage ravvicinatissimi, l’onda d’urto che è motore della comunità che urla, che canta e che balla, coi piedi nudi e le scarpe sporche di terreno. L’onda d’urto di suoni che provengono da ogni direzione, che mettono in comunicazione la house della cileno-britannica Shanti Celeste nel gazebo, con la trap music del collettivo BLOW UP sotto la torre e il reggaeton nell’orto; i dj set indie-rock di PANIC ROCK nella favela di lamiera accanto alla grande quercia, rispondono allo ska, al punk, al reggae e al rock ‘n roll dei Kamikazes, Junior V, Maffei, Orchestra Mancina e Modena City Ramblers sul main stage.
Tutto contribuisce a creare un’unica massa sonora, un movimento irrefrenabile e liberatorio dove gli elementi rimbalzano e si ha la netta impressione di non essere consumatori o fruitori di uno spettacolo, ma parte di un’energia frenetica che per quanto effimera ha i tratti di una catarsi, a stretto contatto con la natura.

E per questo grande baccanale di 15 ore i partecipanti, assolutamente variegati quanto a età, ma con prevalenza della fascia 16 – 35, si travestono e stanno al gioco; chi indossa fasce e ghirlande, chi travestimenti d’ogni tipo, chi ancora maschere animali.

E dopo la fine dei concerti in tarda serata, si continua fino alla chiusura con dj set di musica electro e techno di pregevole qualità dell’etichetta Transition LAB, con retropalco in stile Boiler Room, segno che le tendenze di internet modificano ormai costantemente anche gli eventi esclusivamente live.
Da segnalare infine l’ottimo lavoro grafico e i trailer d’accompagnamento del festival, oltre alla presentazione accattivante sui social. Ma è l’equilibrio perfetto fra arti performative, musica, installazioni, scenografia e ritmo interno dell’evento, che merita un grande sorriso e un applauso per gli organizzatori, e che fa scattare immediatamente il countdown per la prossima edizione del Pascaredda, da attendere con fervore e far scoprire a chi ancora non ha avuto il privilegio di perdersi e ritrovarsi nelle sue atmosfere.

Francesco Perrone

Di Redazione Urbanweek

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