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Edda: “Il mio obiettivo principale è fare qualcosa che mi emozioni, è un modo per definirmi”

Dopo sei album con i Ritmo Tribale, una lunga pausa e quattro lavori da solista, Edda è tornato!

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’artista, per scoprire com’è nato “Graziosa Utopia”, il suo ultimo disco uscito il 24 febbraio scorso. Seguiteci in questa intervista per conoscerlo più da vicino.
Ti sei preso una lunga pausa dalle scene musicali per poi tornare alla ribalta come solista. Che differenza hai trovato tra il panorama musicale di oggi e quello vissuto anni fa?
“L’unica differenza è che prima non mi facevano questa domanda! (ride) La risposta è: niente, non è cambiato niente. Ho una visione molto personale di questo tipo di cose: ad esempio, che differenza c’è tra l’uomo di oggi e quello dell’epoca romana? Son cambiate delle cose dal punto di vista della diffusione della musica, la cornice, ma il contenuto è sempre quello; beh in effetti son cambiate abbastanza cose (ride di nuovo)”.
Ti definisci un cantante di musica leggera perché scrivi d’amore. Definendolo però “LAMORE”. C’è differenza tra “LAMORE” e l’amore?
“L’amore tutto attaccato è espressione del mio imprinting di cantante di musica leggera. Ho sempre sentito parlare di amore e di relazioni. Racconto quello che la mia impronta artistica mi ha portato a sperimentare: cose piccole che succedono nella mia vita, è un modo per definirmi. Non è il mio lavoro fare filosofia, non voglio farla a differenza di tanti artisti che ci provano con scarso risultato”.
Anche in “Graziosa Utopia” affronti temi quali i tuoi demoni interiori e i tuoi conflitti, ma a differenza degli altri album lo fai con molta più pace e serenità, quasi come parlassi di una battaglia vinta. Questa pace per te è più una fase che ogni artista deve attraversare o un traguardo da raggiungere?

“Ne parlo con un po’ più distacco. Io la considero più una fase che un traguardo, anche perché da qui a dieci anni non posso dire di certo cosa ne sarà di me. Sicuramente non è definibile come un traguardo!”
Fino adesso ti ho chiesto tante differenze, ora invece voglio chiederti: nel corso della tua carriera qual è stato il tuo punto fisso? Qual è il filo conduttore che lega le tue prime volte al microfono e “Graziosa Utopia”?
“Il mio punto fisso è fare sempre quel qualcosa che dia innanzitutto delle emozioni a me. Da artista penso di fare centro quando una cosa su cui lavoro da otto ore mi viene bene e per farlo deve coinvolgermi profondamente. Spesso ci si dimentica del fatto che la musica ha il grande potere di cambiare lo stato d’animo delle persone: la gente ascolta la musica più per le melodie che per i testi. Le “canzonette” che non dicono nulla, ma ti fanno entrare il loro motivetto in testa al primo ascolto son le più difficili da scrivere. Questa è la magia della musica!”.
Come ultima domanda posso chiederti di consigliare ai nostri lettori un album o qualcosa che vada ascoltato almeno una volta nella vita?
“Più che un album, consiglio un brano che si intitola “Making plains for Nigel” degli XTC. Ho scelto questa canzone perché fa parte di un genere considerato dimenticato, non se ne scrivono più canzoni così. Anche se a dire il vero non esistono generi che vengono dimenticati. Semplicemente, ritornano al momento giusto”.

Tommaso Bianco

Di Redazione Urbanweek

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