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Best New: Salamone

Il Palliativo è il disco d’esordio del cantautore palermitano Salamone, già candidato alla sezione miglior opera prima al Premio Tenco 2015. Un lavoro in cui si respira un’aria di totale libertà e abbattimento degli stereotipi, dieci brani intrisi di cinismo ed ironia in cui il tocco autobiografico si intreccia all’invenzione. Volete conoscere meglio il disco e Salamone? Allora non perdetevi questa intervista! Buona lettura!

 

Il Palliativo è il tuo disco d’esordio: cosa raccontano i brani che lo compongono?    

“Il Palliativo” è una sorta di concept album. Gli attori protagonisti  sono l’uomo e la società di cui esso si nutre e da cui talvolta viene risucchiato. Cerco di fotografare, a mio modo,  la realtà moderna con il tocco del giullare e mi soffermo su tematiche a cui le generazioni come la mia cercano di dare un giusto peso, come l’abbandono totale dei luoghi comuni e lo scontro generazionale, svuotando attraverso l’ironia quei concetti di  cui parlo per  renderli accessibili a tutti coloro si vogliano porre con apertura verso un certo tipo di canzone. Tutti  i brani raccontano dell’ipocrisia del nostro tempo e della ricerca assoluta e reazionaria della verità e della purezza. Lasciano ampio spazio alla coscienza critica e  all’esperienza. Si racconta della vita e non solo della mia.  Considero infatti le canzoni simili a uno specchio dove chiunque di noi può guardarsi e trarre le proprie conclusioni. A volte può anche non vedere nulla.

Da un punto di vista prettamente musicale, quali sonorità caratterizzano le tue idee narrative?

C’è parte di ciò che mi caratterizza da sempre e a cui ho dedicato una vera e propria ricerca  per una costruzione musicale che fosse una commistione di sonorità. Non intendo una ricerca forzata. Il tutto è molto spontaneo. Da sempre ho sentito la vicinanza e l’impulso verso  armonie e ritmiche legate ancestralmente al blues, alla musica balcanica e alle loro evoluzioni jazzistiche, verso suoni  e battiti che si rifanno al mondo del dixieland, del  country, della musica tribale,  che non appartengono  di  certo alla tradizione musicale più vicina a noi. Molti interpretano il proprio stile -ed io sono uno di questi- come un qualcosa di innato. Ovviamente lo studio, l’ascolto e il confronto con tanti musicisti (ed in questi anni ne ho avuti veramente tanti) porta ad una sorta di stile ibrido che nessuno può -grazie a Dio- definire in maniera precisa. Provo sempre  a sviluppare un’ idea che renda oltre che personale anche universale la mia musica.

Il tuo disco è stato candidato alla sezione miglior opera prima al Premio Tenco 2015: cosa pensi dei criteri adottati dalle giurie per valutare le opere degli artisti? Secondo te, i cambiamenti che, negli ultimi anni, hanno investito il mercato discografico influiscono anche sul modo di giudicare la musica?

Sì, il disco è stato scelto dai membri del Club Tenco tra quelli candidati nella sezione  miglior opera prima per le Targhe Tenco 2015 ,  e ne sono molto contento. Purtroppo poi il meccanismo per raggiungere le Targhe è un po’ troppo veloce secondo me e non permette di effettuare una verifica sui dischi che sia effettiva metabolizzazione delle opere. Ma come diceva Pirandello, “Così è, se vi pare”. Ormai molta gente fa l’opinionista o il critico di professione; secondo me si dovrebbe essere fortemente specializzati per poter “dare opinioni”. Ciò vale a dire che nel mucchio sia dei fruitori che degli addetti ai lavori -per non parlare dei capitalisti della musica che fanno del “ballo del qua qua” un vero e proprio impero- non è difficile pensare ci sia gente che contribuisca fortemente a distorcere  il mercato discografico. Per fortuna ce n’è anche tanta di gente molto più specializzata e competente  che contribuisce a dare sempre maggiore peso alla musica di qualità.

A quale palliativo ti riferisci? Perché hai deciso di chiamare così il tuo album?

Il concetto di palliativo per me rappresenta la finta cura e la vera ipocrisia. Come accennavo all’inizio,  in tutto l’album, si tenta di gridare la propria voglia di libertà, e non parlo solo di libertà individuale ma di quella che si ottiene collettivamente.  Faccio notare in quasi tutti i brani come ci sia sempre un rapporto causa-effetto in tutte le cose e come alcuni di questi effetti ci stiano risucchiando verso il baratro. D’altro canto, do un altro significato al palliativo, quello di strumento  per l’artista ( cosa ben più accettabile e positiva) col quale reagire al cinismo dei tempi con  sarcasmo e ironia, facendo della musica e dei racconti un modo per superare, come si fa in  medicina con le cure palliative, anche se non definitivamente, la condizione di isolamento e di alienazione  nella quale l’uomo di oggi per varie cause si trova.

Cosa significa  per te essere un cantautore? Ci sono degli artisti che, in particolare, hanno avuto un ruolo importante nella tua formazione?

Per me essere un cantautore significa possedere una ricchezza di spirito e una giusta dose di pazzia e di anarchia. Significa procedere autonomamente senza niente e nessuno che ponga freni al tuo processo creativo. Avere terreno fertile dentro di sé per potere accogliere pensieri e musiche con molta facilità e naturalezza . La mia storia di cantautore parte dai libri che mio padre mi regalava sin da bambino e che poi, col tempo, ho comprato da solo. Dall’amore per il teatro e per la musica sin da piccolissimo, dagli studi universitari poi e da una forte coscienza critica prima ancora che dall’ascolto dei grandi maestri. Quelli veri intendo. I miei ascolti e la mia anima musicale hanno sempre prediletto la ricchezza e la bellezza in tutta la musica possibile. Ci sarebbe una lista interminabile, ma per citare qualcosa, ti potrei dire che il buon esempio l’ho trovato in Pino Daniele o in Dalla come in Rosa Balistreri, nei Jethro Tull come in Jimi Hendrix , in De Gregori come negli Area o in Django Reinhardt; in  Richard Bona o nei grandi maestri d’oltreoceano come Dylan, in tutto il prog e nell’etnico, fino al rock e alla musica classica. Dunque, nell’immenso mare di musica dove ho imparato a navigare, cercando sempre il mio atollo.

Come procede la promozione de Il Palliativo? Dove potremo ascoltarti dal vivo?

Il disco sta andando molto bene ed ha ottenuto attenzioni  positive sia da parte dei critici che del pubblico.  Sto girando tutt’ Italia da agosto 2015  con “Il Palliativo Tour”  macinando con tutta la mia band svariate migliaia di chilometri. Una spinta decisiva la sta dando anche il mio nuovo singolo, che è il secondo dell’album,  “Un Pescatore di Sorrisi”, con La regia di Andrea Natale. Ci tengo moltissimo perché, diversamente  dal mio primo singolo, sono contento di aver realizzato tutto come volevo io e con idee e canoni che rispecchiano molto il mio modo di essere. Basta seguirmi sulla mia official page Salamone  per trovare tutte le date del tour sempre aggiornate e venirci a sentire dal vivo. Qui di seguito, invece,  il link per ascoltare il brano!

https://www.youtube.com/watch?v=Ovo2iPuVOWY

 

a cura di Laura De Angelis

 

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