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King’s Day ad Amsterdam: la terza puntata del più grande street party dell’anno olandese. LE FOTO

Vi abbiamo lasciato in una foresta sperduta, stesi sulle foglie, fra le bici, a dare ai muscoli il giusto rilascio dalla contrazione delle pedalate e dei balli.
Ma noi siamo tornati in stazione centrale; oramai il tragitto, a ritroso, lo conoscete, come le modalità – natiche sul portapacchi di una bici modello Gazelle, gelo, risate (e qualche bestemmia) –. Il giorno ci chiama, il giorno non ci lascia tregua: è il Koningsdag, il Re d’Olanda esige il suo tributo di festa.

Dopo aver atteso l’apertura dei bar per rifocillarci di cibo (colazione rigorosamente anglo-sassone con bacon e uova) e aver raggiunto l’ostello per una veloce doccia, rito di purificazione dalla Notte del Re Asino, passeggiamo per le strade del quartiere di Zeeburg –Oost. Sin dalla mattina le stradine di questo stadsdeel fuori dal centro sono popolate di gente che fa colazione con birre e ha i volti paonazzi e tesi in una costante risata. Sui marciapiedi sfilano griglie di ristoratori turchi e armeni e alla stazione della metro, un batterista improvvisa assoli sfrenati per il pubblico nella piazzetta.

Ma quello che ci aspetta una volta arrivati a Centraal non ha niente a che vedere con la gioia placida della periferia: orde di persone rigorosamente vestite o accompagnate da accessori arancioni cavalcano e ballano per le strade. Non importa la fonte sonora che genera il movimento, un gruppo di percussionisti africani che crea in due minuti un capannello di pubblico danzante attorno, le casse e i piccoli sound system che passano musica rock, punk, rock ‘n roll, dance o trash olandese (esperienza d’ascolto mistica), dei pub di fronte ai canali; o ancora i concerti sui ponti straripanti di persone: le grida, il canto e il ballo sono un’attitudine di base di questa giornata.
E non preoccupatevi se non siete vestiti di arancione: enormi negozi attirano con musica pop a volumi assordanti gli sprovveduti come voi (e come noi) che non hanno avuto modo e tempo di rispettare la tradizione kitsch di questo giorno che veste di arancione anche i cani.
Eccoci quindi, fra gli occhiali giganti, le magliette e i cilindri, scovare un paio di occhiali da sole a forma di mulino!

Ora si che siamo davvero pronti a perderci fra i canali per ore di musica, ballo e festa col vento che fa girare le pale del nostro personale macinatore di cereali! Una festa che non risparmia nessun luogo e tutto investe di vibrazioni sonore: chiese, mercati, musei; perfino l’acqua dove barche ondeggiano malamente stracolme di cibi, corpi e amplificatori.
I venditori di hot-dog (ce n’è uno che assomiglia a Donald Trump), i camerieri e i ristoratori sono travestiti a dovere, da punk con la gonna, da banane (ebbene si) o animali.

E persi, ancora una volta, nelle centinaia di angoli e feste en plein air è nuovamente una voce di corridoio che ci indirizza allo step successivo: “c’è un grosso evento gratuito su un molo, si chiama NDSM, ed è a Noord”. Ah, Noord, terra del gelo e della perdizione della notte prima, Eldorado sempiterno di meraviglie e misteri!Dopo una pausa al Vrijmarket, intero parco cittadino investito da centinaia di stand e mercatini liberi di cianfrusaglie, vestiti, antiquariato, stoviglie e dischi, ci dirigiamo ancora una volta al nostro fedele traghetto di Centraal per raggiungere Noord.
Una volta arrivati al molo, NDSM, il colpo d’occhio dello spazio che ci accoglie è entusiasmante. Lasciamo parlare questa immagine.


29 situazioni diverse su quello che era il vecchio molo della città, ora spazio di creazione culturale vastissimo. Mercati, scambio di oggetti musicali, installazioni, orti, bistrot (di cui uno con una vecchia Fiat 400 sul tetto!) venditori ambulanti di aringhe ovunque e tanta, troppa musica: 4 gazebo senza stage, per essere a contatto diretto con i musicisti rockabilly e i dj. Una scena jazz; un enorme SoundSystem, il Covenant. Uno stage hip-hop sotto un gazebo rosso spigoloso che sembra il profilo di un drago o la carena di una macchina sportiva dei fumetti. Una postazione per i trucchi e i travestimenti. Enormi murales sulle vecchie torri e gli edifici portuali dismessi, come quello del brasiliano Eduardo Kobra, ritraente Anna Frank. E se vi dicessimo che da una torre si puo’ anche praticare il Bungee Jumpin…?!?
NDSM, un enorme parco dei divertimenti artistici con tanto di macchine d’epoca, anni ’70, che, strano sempre notarlo all’estero, attira anche moltissime famiglie (con i bambini rigorosamente muniti di tappi per le orecchie).


Ma dopo aver girato questo immenso spazio in lungo e in largo, ci attira una lunga coda alla periferia del complesso e dopo ben un’ora e mezza di attesa verso l’ignoto, siamo catapultati in un gigantesco tendone bianco-rosso attorniato da ristoranti e spillatori di birra. È il THESE GUYS, concept di un collettivo olandese in cui la forma di acquisto non è vincolata da denaro ma da gettoni. Nonostante la musica un po’ deludente quanto a selezione (eurodance alquanto demodé e pezzi che sembrano usciti da una coverband di poco successo dei Kraftwerk) e la tecnica di mixaggio dei dj, non eccellente, le ore passano e la birra riscalda dal gelo onnipresente.


E la Sera fra le nuvole comincia a spegnere piano le luci di questa giornata surreale, a sussurrare che dopo i Re, torna la Notte ad essere regina. Orde, fiumi di gente fra i fiumi di acqua, si precipitano ancora una volta ai traghetti; i bar del centro sono colmi come non mai; i banconi vischiosi come le grida, come l’interno delle bitterballen servite. Nelle case, con le ampie finestre spalancate, cominciano feste e molti si siedono sulle balaustre. I resti cartacei, plasticosi e floreali (quante ghirlande arancioni per terra) costituiscono il nuovo manto stradale su cui marciare senza sosta, da un bar all’altro, per inerzia di una gioia accumulata e che non sa dove sfogarsi.


E noi troviamo il nostro posto per indirizzare l’ultimo sprazzo della giornata di questa energia selvaggia e inarrestabile: il DE SCHOOL, vecchia scuola per bambini con disturbi comportamentali riconvertita in spazio culturale. È strano ballare in una palestra e pestare ballando i pavimenti di vecchie aule, ora immerse nel buio totale e dai fumi.
E anche questa notte è un viaggio lunghissimo fra i generi e i ritmi: Philou Louzolo (https://soundcloud.com/philou-louzolo) fa ondeggiare le nostre anche con la sua selezione afro-funk e introduce la serata. Mairo Nawaz, (https://soundcloud.com/maironawaz) ci rende leggeri e frivoli con la sua dance anni’ 80 e crea il contrasto con la acid techno del pezzo forte della serata, il parigino Bambounou (https://soundcloud.com/bambounou) Nelle pause ci aggiriamo per la scuola e scoviamo installazioni video 3D, sculture e video di artisti nelle sale sopra il seminterrato dove la musica pulsa incessante. Fino a quando le atmsofere deep di Woody ci accompagnano ad una nuova alba.

Fuori dal De School, una pioggerellina fine, una luce flebile ci sorprendono, come la quiete ed il silenzio attorno a noi. Nessun’ombra dei rifiuti, spariti in una notte.

Lo si sente nell’aria, il ritorno al feriale, la fine del Carnevale. Il Re è tornato a fare il Re, e gli asini a fare gli asini. E anche noi ci ritiriamo, pedalando, nelle nostre stanze, che in fin dei conti non abbiamo quasi mai visto, tanto presi nella maratona in cui, lettore, ti abbiamo coinvolto.
È tempo di riposare le membra e le sinapsi, i sensi in festa impazziti di stimoli.
È tempo di migrare altrove (l’Aia e Rotterdam ci aspettano,ma questa è un’altra storia).
È tempo di dormire e sognare di nuovo tutto questo guazzabuglio di storie.
È il tempo del vuoto prima della memoria.

È Tempo di raccontare

Francesco Perrone

Di Redazione Urbanweek

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