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L’arte di raccontare: Missili e Somari di Luca Carocci

La voce rassicurante e decisa di Luca Carocci si inserisce, con la sua chitarra acustica, nel pieno dell’immenso fiume del cantautorato italiano. Allora potremmo evidenziare i testi curati e non banali, un cantato-parlato che si accosta più ad un recitato che ad una produzione musicale strettamente detta e poi la chitarra che ormai è trade d’union della musica emergente italiana.

Ciò che rende diverso “Missili e Somari” è la sua anima narrativa, la capacità di non fermarsi a “parlare di sé”, quindi di ridurre la musica ad una sfera prettamente personale che non esce mai dal ristretto cerchio dei sentimenti del cantautore. Luca non è un poeta, che si siede nella sua stanzetta con sé stesso e parla di sé nelle sue poesie, ma è un narratore da strada, uno di quelli che va nei bar il sabato sera e cerca di leggere le storie negli occhi della gente.

E allora “Arturo” è una lettera ad un bambino che nascerà; “Ciao amica” è una riflessione profonda sull’amore e sul suo costo,  reale o fittizio, in una società dove amare è ormai più una croce  che una delizia, un amore incondizionato di cui spesso non sappiamo neanche l’esistenza e Luca stesso ha difficoltà a spiegarlo ad una ragazza in “31/12/2011”, e tante altre storie che nascono dalle esperienze di vita dell’artista, dal suo aver viaggiato per 15 anni in tutto il mondo – passando dallo Sri Lanka alla Grecia- per poi tornare a casa, in Italia, e tirare le somme, mettere insieme tutte quelle storie vissute e viste vivere, senza però rinnegare la sua infanzia nell’ “Odore del pane” e le origini borghesi della sua famiglia che ha vissuto, con tutte le titubanze e paure, gli anni post-68.

Il bello di questo disco è che non c’è nessuna pretesa assoluta, nessun tentativo di insegnare qualcosa, ma lo si ascolta come una vecchia storia raccontata di fronte al fuoco, sapendo che ora ti può emozionare, ora ti può far paura.

Il disco “Missili e Somari”, prodotto dalla “Fiorirai” di Roberto Angelini, è uscito lo scorso 25 novembre.

Di Savio De Vita

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