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Senhit, dai musical ai club di mezzo mondo: “Sono una guerriera. Farei anche quattro ore di concerto”

Senhit è talento, da vendere. Lo capisci non appena inizi a parlarle. La sua voce trasmette tutta la voglia che ha di comunicare, i suoi occhi, azzurri, sono la testimonianza dei lunghi giri che ha fatto per il mondo: Parigi, New York, Londra e poi, il rientro è sempre stato fondamentale “nella sua Itaca”, a Bologna.

La cantante, nostra conterranea, ha origini eritree e ciò si evince dalla sua straordinaria ed assolutamente non comune bellezza, che lei gestisce con grande classe.

In virtù dei suoi tantissimi viaggi, Senhit parla l’italiano ed il francese, ma canta in inglese. Si tratta delle più internazionali fra le artiste italiane, i cui singoli, che anticipano l’uscita dell’ultimo album, vengono suonati, attualmente, nel 75 per cento dei club inglesi.

Questo è davvero un bel momento nella sua lunga carriera artistica, iniziata nel 2005. Come anticipato, a maggio uscirà la sua ultima fatica discografica, “Hey Buddy”.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei per conoscerla meglio.

Tu sei nata artisticamente coi musical. Tra le tante cose, hai interpretato il ruolo da protagonista ne “Il re leone” ed hai affiancato Massimo Ranieri in “Il grande campione”. Questa esperienza ti ha avvantaggiata o ostacolata nella tua carriera da cantante?

“Mi ha assolutamente avvantaggiata! Devo moltissimo ai miei anni di gavetta: presuntuosamente dico che la forza, il magnetismo e la sicurezza arriva dal teatro. Poi la scuola vera l’ho fatta con il mio pigmalione, Massimo Ranieri: lui mi ha massacrata e temprata allo stesso modo. Poi ho spiccato il volo andando all’estero per lavorare in produzioni colossali come la Disney. Alla fine sono tornata in Italia, nella mia Itaca, a Bologna, ed ho iniziato a cimentarmi solo nel canto. Mi manca il teatro, è il mio elemento”.

Quanto è importante sapere recitare per cantare?

“Saper interpretare è sempre fondamentale solo che esiste una differenza tra il mestiere dell’attore e quello del cantante. Quando canti, nel caso in cui hai lavorato alla creazione della canzone, porti te stessa sul palco: devi trasmettere qualcosa che sia tuo e solo tuo. Se sali su un palco di teatro, stai interpretando un ruolo che è altro da te e lì devi fare in modo di calarti bene nella parte”.

A breve uscirà, “Hey Buddy”, il tuo ultimo disco, ti va di parlarcene?

“Con tanto entusiasmo e perseveranza ce l’abbiamo fatta: la prima settimana di maggio uscirà l’album che consta di 13 brani + due bonus track e spazia tra diversi stili. Dall’elettro pop, al pop rock, alla musica italiana. Ci sono collaborazioni con Corrado Rustici, Brian Collins e Diodato. Questo disco è dedicato al mio cane Buddy, ma richiama anche il classico slang americano “Hey Buddy”. E’ adrenalina pura, voglia di emergere sempre con tanta leggerezza, di rilassarsi in macchina con il sole che picchia sulla faccia. Ci ho messo tanto del mio anche nel suono oltre che sorrisi e sacrifici. E’ la Panini che mi distribuisce, il progetto è grosso perché in un momento in cui è sempre più complicato investire nella musica, noi distribuiremo capillarmente anche nelle edicole”

Com’è cambiata Senhit in questi anni?

“Continuo ad avere la spensieratezza di chi vuole fare questo mestiere cn leggerezza. Credo che questa sia la mia grande forza e mi piace. E’ chiaro che sono passati anni di gavetta: ora sono vigile, un po’ indurita ma credo che sia un normale processo di maturazione”.

La tua vita raccontata attraverso dei fumetti. Mi parli di questo nuovo progetto?

“Sì, i disegni sono di Federico Monzani, un pazzo illustratore metà milanese e metà ligure che faceva buffe illustrazioni. Mi sono messa in contatto con lui ed è venuta fuori questa idea carina anche per essere sempre più vicina ai miei follower sui social in cui racconto la mia vita con delle scenette che mi ritraggono insieme con il mio cane Buddy. Monzani è in grado di creare situazioni molto buffe in cui è insolito che i cantanti si facciano ritrarre, a me piace!”.

Quale momento preferisci di una tua esibizione? Prima, dopo o durante?

“Assolutamente il momento in cui sei sul palco e ti stai esibendo. Quello prima lo eliminerei proprio, mi viene da morire. Quello dopo invece non lo vivo benissimo, il palco mi carica talmente tanto di adrenalina, che quando torno a casa e sono sola mi viene un po’ di malinconia perché non riesco a dormire. Quando sono sul palco sono io, non penso a niente: solo a godermela fino in fondo”.

Senhit, concludiamo così, cos’è che ti fa arrabbiare?

“La maleducazione, l’arroganza dei tempi moderni. Io per esempio cerco di essere molto attiva sui social, Facebook e Instagram, ma la verità è il nostro amico Mark Zuckerberg ha creato dei mostri con Facebook: attraverso questi social è facile imbattersi contro la violenza verbale che spesso fa molto male. Dubito che si riuscirà mai a gestire bene, ma bisogna creare una bella scorza chi vuole fare questo lavoro e si espone è sempre sottoposto al giudizio altrui. Io continuo a sorridere”.

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