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Urbanplayweek: tutta la musica degli Afterhours riassunta nelle 10 canzoni più belle

Ventanni di carriera costellati da più di 10 album.
Gli Afterhours sono un archetipo dell’Indie, un pilastro del rock italiano, uno stile irripetibile per gli amanti del genere.
Una playlist difficile da comporre questa settimana: chi è fan degli Afterhours capirà che questa è una delle selezioni più complesse della storia della musica.
E quindi per questa UrbanPlayWeek basteranno solo i magnifici testi di Manuel Agnelli & Co.

1) Strategie, Germi (1995):
“Scopami fra fiori urlanti, strategie… Insetti malvagi da schiacciare, maledire. Puoi non assaggiare per veder se il gusto se ne va, o dire basta, o dire basta il prezzo che si ha”.

2) Pelle, Hai paura del buio? (1997):
“E cerco su di te la mia pelle che non c’è. Ti entro in fondo dentro lo sai… soltanto per capire chi sei. Forse sei un congegno che si spegne da sé…”

3) Rapace, Hai paura del buio? (1997):
“E il serpente che dorme ai tuoi piedi ti disintossica le vene dai resti del mio seme… Verrò come un rapace a mutilare lo scorpione, dentro nel tuo cuore e poi se vuoi la mia reazione… e sia! E sia!”

4) Quello che non c’è, album omonimo (2002):
“La chiave della felicità è la disobbedienza in sé, a quello che non c’è… Perciò io maledico il modo in cui sono fatto, il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco, il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia quello che non c’è”.

5) Bye Bye Bombay, Quello che non c’è (2002):
“Non si può giocare con il cuore della gente se non sei un professionista ma la cura… Io non tremo… è solo un po’ di me che se ne va, è sporca la città, tutto ciò che ha, ricondurre sino a te e io no… Bye Bye Bombay!”

6) Il sangue di Giuda, Ballate per la mia piccola iena (2006):
“Guarire un po’, sognare un po’, amare un po’,fallire un po’,far male un po’, mentirsi e poi, tornare a sfamarsi un po’… C’è solo sangue, solo sangue dentro me”.

7) La vedova bianca, Ballate per la mia piccola iena (2006):
“Nel tuo letto la novità, è fare a pezzi l’anima, ma la violenza della stabilità è un modo di morire a metà… E un bacio sporco sa spogliarmi il cuore dai demoni, e c’è qualcosa dentro di noi che è sbagliato ma ci rende simili”.

8) Ci sono molti modi, Ballate per la mia piccola iena (2006):
“È quello che sai che ti uccide o è quello che non sai a mentire alle mani, al cuore, ai reni… lasciandoti fottere forte per spingerti i presagi, via dal cuore su in testa, sopprimerli… non sai, non sai che l’amore è una patologia… saprò come estirparla via… torneremo a scorrere…”

9) Costruire per distruggere, Padania (2012):
“Dovrà accadere, cadremo tutti e poi sarà il piacere, cadremo tutti e poi festeggeremo, la liberazione dal nostro dovere, costruire per distruggere… una lunghissima rincorsa e finalmente poi… e finalmente poi poter morire”.

10) L’odore della giacca di mio padre, Folfiri o Folfox (2016):
“Tuo padre nel suo letto, tu guardi la tv e ti chiedi se hai risposto ai suoi occhi con i tuoi: che sai navigare in un mare d’amore anche senza di lui… So navigare nel panico solo e sì… lo so che lui resta dentro di me… Sì, lo so, che tu resti dentro di me”.

Erica Donzella

Di Redazione Urbanweek

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