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Vi racconto il Fru: quando le radio delle università italiane diventano una famiglia

Cos’è il Fru?
Esiste un festival che riunisce centinaia di ragazzi, provenienti da tutta Italia, accomunati dalla stessa passione: la radio.
Esiste un week-end all’anno in cui una città dello stivale si riempie di studenti che animano le oltre 20 radio universitarie associate a RadUni, associazione operatori radiofonici universitari.
Quest’anno, dal 18 al 21 maggio, è toccato a Verona e ai ragazzi della web radio FAN, Fuori aula network, ospitare questa 4 giorni di conferenze, workshop, incontri, panel, dirette condivise, interviste.
Faccio parte della famiglia delle radio universitarie da ormai quasi 5 anni, questa è la mia terza partecipazione al festival. E scrivo famiglia non a caso. Infatti, è possibile rendersi conto di quanto sia appropriato questo termine appena si arriva nell’università ospitante a prendere l’accredito. Lì si ritrovano subito un sacco di “vecchi amici”. “Vecchi” perché avete condiviso gli ultimi due Fru, o perché magari vi state vedendo per la prima volta, ma vi conoscete comunque benissimo visto che vi siete ascoltati per un anno attraverso lo streaming delle vostre radio. Molti ad ogni edizione si uniscono a questa famiglia che così diventa sempre più grande, anche perché molti di quelli che ormai hanno concluso il percorso di studi, non hanno la minima intenzione di abbandonare.
Perché avviene questo?
Avere la possibilità di ascoltare, interagire, ricevere consigli da chi ha fatto la storia e rappresenta l’eccellenza della radiofonia italiana come, per quanto riguarda questa edizione, Francesco Repice di “Tutto il calcio minuto per minuto”, o come l’intera redazione della Zanzara, il programma di Radio 24 condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, dovrebbe già bastare a giustificare la presenza di tanti “radiofonici” nella stessa città.
Ma il Festival delle Radio universitarie è molto di più. È la possibilità di crescere a livello umano e professionale. Come? Sicuramente, le tavole rotonde, gli incontri con professionisti del settore, ma soprattutto grazie alla condivisione. Condivisione di idee tra ragazzi provenienti da realtà diverse d’Italia, con vissuti vari, esperienze agli antipodi, e tanta ma tanta voglia di creare. E spesso è davanti a una birra, magari la quarta della serata, parlando con un tuo collega conosciuto 4 minuti prima, proveniente da una città che non hai mai visitato, che può nascere l’idea per creare qualcosa di nuovo.
Lo scambio di visioni, soluzioni, consigli, crea un’atmosfera nell’aria particolare. Si avverte chiaramente il potenziale di una realtà, quella delle radio universitarie, in enorme crescita. Penso che l’importanza di questo Fru di Verona in particolare, sia l’aver espresso ancora di più, e ancora con più forza, la voglia di convogliare questo potenziale in qualcosa di concreto, in progetti che partiranno già da domani.
A meno di 24 ore dalla fine del festival la chat che raccoglie i partecipanti di quest’anno è intasata da proposte, ricordi, emozioni e risate.
Aspettando di sapere quale sarà la città che il prossimo anno avrà l’onore di essere invasa da microfoni, mixer, musica, entusiasmo e un po’ di sana follia, elementi che, di sicuro, caratterizzano la vita di chi ha scelto, di parlare di fronte ad un microfono.

Marco Napoleoni

Di Redazione Urbanweek

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